Mi sento quella punta di sfigata a
dirlo.
Ma io vivo nell'ammirazione (invidia?)
delle vite/qualità/conoscenze/esperienze altrui.
Tipo che ammiro (invido?) tutte le
altre bloggheresse perché scrivono meglio di me.
Ammiro (… sì vabbè avete capito) le
donne più alte di me. Più magre. Più giovani. Con più capelli.
Con i capelli più lisci. Con meno seno. Con la pelle più bella. Con
meno peli. Ok potrei continuare per ore.
Ammiro chi riesce ad effettuare
un'analisi politica o economica. A leggere nelle righe delle
dichiarazioni e spiegarmi che tizio dicendo quella frase lì proprio
quella e proprio in quel modo ha voluto intendere che. Io tanto non
avevo capito – sicché pendo con ammirazione dalle labbra di chi mi
spiega.
Ammiro chi è intellettuale. Chi
conosce i libri o la musica classica, chi ne capisce di teatro o di
regia cinematografica, chi legge poesie o va a mostre di pittura
contemporanea.
E in fondo, giusto per essere in
contraddizione con me stessa per prima, ammiro soprattutto chi se ne
fotte di tutto questo.
Chi magari ha abbandonato una comoda
vita postuniversitaria e di sapienza e di cultura e di beauty farm
per andare sulle montagne vicino Bolzano (oggi, domani chissà) a
mantenere una famiglia con un orto e dei lavoretti saltuari (ciao
Andrea, anche se non ti ho mai accennato di questo mio blog!).
Chi invece è andato in sudamerica in
catamarano e ha costruito una famiglia con un avvocato spiantato
(ciao Anais).
Chi lo conosco solo per quel che racconta sul web ma ha
fatto la stessa scelta di vita – e suscita sempre in me a più
grande ammirazione e invidia.
Perché una vita da spiantata mi sembra
essere più affine ad un concetto per me un po' nebuloso quale quello
della “reale natura” dell'uomo. E perché molto probabilmente
invece io resterò sempre ben piantata.
Che poi ognuno cià la sua vita
perfetta da ammirare. Mia madre,
l'aspirante-borghese-più-di-ogni-altra-cosa, ammira
incondizionatamente le donne che si vestono sempre bene si truccano
si profumano e tengono una casa perfetta.
Fa niente se sono delle ignoranti o
delle depresse o se il loro matrimonio va in frantumi.
Lei. Le. Ammira.
A proposito di matrimonio in frantumi.
Sto leggendo il Grande Trattato Postmoderno sulla Poligamia (= La
Ragazza che giocava con il Fuoco) (se vi chiedete perché ammiri la
cultura e poi mi dedichi a queste letture. Bah. A volte mi piace aver
l'impressione che sto buttando via il mio tempo). Comunque, dicevo,
sto leggendo 'sto thriller dell'autore svedese famosissimo e ormai
passato a miglior vita dove tutti fanno sesso con tutti, con anche il
beneplacito dell'eventuale compagno ufficiale.
E insomma, mi son data proprio della
vecchia puritana. Perché ancora sono di quelle che se pensa che il
marito va a letto con un'altra – insomma, la gelosia gliè pijia
su. Che poi, cerco di essere moderna nelle parole e nei pensieri. Mi
dico che in fondo tutto è sempre successo e tutto può succedere.
Che la carne è carne e che non mi devo stupire di niente. E poi però
lo stesso. Ci penso. E non ce la faccio.
E un po' giuro mi rode – vorrei
essere una dama tranquilla e sorridente che riesce a parlare con
nonchalance dell'apertura del mio rapporto. E invece figuriamoci –
non riesco neanche a scrivere precisamente di cosa dovrei aver paura.
Pure con le amiche riesco a fare la
gelosa, che se mi chiama l'amica Sara e mi dice che quella sera fa
qualcosa con Silvia e praticamente io sono esclusa, la mia risposta
di facciata è CAAAAREEEE che bello divertiiiiiteviii e la mia
risposta dentro è Fanculo traditrici.
E sono sempre stata così – anche su
me stessa.
Roba che mi sono trovata un moroso tipo
a 15 anni e me lo sono tenuta fino a 24 convinta che fosse l'uomo
della mia vita. E anche se gli ormoni adolescenziali mi facevano
sfrucugliare per millemila altri maschietti – oh, io ciavevo
l'Uomodellavita, mica potevo mettermi a cornificarlo.
Sé.
Scema.
Nostra Signora delle Occasioni Perse.
E l'ho pure mollato io eh poi. E come
mi sono mangiata le mani mannaggia – per di più per una storia che
non aveva neanche motivo di esistere, tanto eravamo diversi. Io che
cercavo di fargli apprezzare il cinema d'autore e lui la musica anni
Ottanta. No dico – presente l'abisso? Però mi ha fatto conoscere i
Kraftwerk e debbo ringraziarlo per questo.
Ma com'è che sono arrivata qui?
Ah già il libro di Larsson. Che
neanche mi sta piacendo – ma cavoli, me l'ha passato una mia amica
in pdf, insomma è gratis, vuoi non buttargli un occhio?
E ci sto provando.
Ma ho scoperto che non mi piace leggere
al computer.
Avrò il coraggio di tradire e
abbandonare questo libro?